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DOM. 17 CLUB AMICI DEL CINEMA, VIA C. ROLANDO, ORE 20.15
UNO VIRGOLA DUE
Regia e soggetto Silvia Ferreri // durata 53’
L’Italia da anni è il paese con la più bassa natalità al mondo, un paese in via d’estinzione. Una specie in via d’estinzione. L’autrice srotola il filo della sua storia familiare, dalle sue antenate alle sue sorelle, e segue, attraverso le loro vite, l’abbassamento dell’indice della natalità italiana dal 1900 al 2005. Oggi la situazione è grave e il problema comincia ad essere evidente. Le donne italiane hanno in media poco più di un figlio a testa, per la precisione uno virgola due. Quali sono le ragioni? Parlando con le donne, l’autrice ne scopre molte, ma la ragione principale è che l’Italia non è un paese pronto a sostituire la figura della «madre» con quella della «madre lavoratrice».
“Il progetto nasce da una domanda: mi chiedevo come mai, sempre più spesso, sentivo le donne lamentarsi per soprusi e ingiustizie subite sul lavoro durante o dopo la maternità. Ho deciso di iniziare una ricerca e ho pubblicato annunci sui giornali per chiedere alle madri di scrivermi e di raccontarmi le loro storie. La quantità di testimonianze ricevute mi ha fatto capire quanto il problema fosse esteso a un gran numero di donne, senza distinzione di provenienza o classe sociale. Donne che vengono punite per aver avuto un figlio, donne a cui vengono tolte le mansioni di responsabilità, donne che vengono licenziate o, quando la legge non lo permette, vengono messe in condizioni tali da essere costrette a lasciare il proprio lavoro. Intanto l’Italia è in allarme. Da anni è il paese con la più bassa natalità al mondo. Il numero medio di figli per donna è fermo a uno virgola due. Poco più di un figlio a testa. Chi ha sfidato il sistema una volta, quasi mai ripete l’esperienza”. [Silvia Ferreri]
Il documentario UNO VIRGOLA DUE raccoglie, insieme alle testimonianze delle donne, numerosi pareri di esperti e tecnici, i contributi di ricercatori Istat, politici (On. Silvia Costa), legali, medici del lavoro, psicologi, esperti di mobbing. Il testo è pensato come un’incursione all’interno del mondo della maternità compiuta da una giovane donna che vuole conoscere ciò che la attende. Il documentario è diviso in capitoli che provano ad affrontare, nei limiti, alcuni dei più importanti argomenti legati al binomio lavoro-maternità. Si parte dal problema della conciliazione e si prosegue con la ricerca del lavoro, sia da parte di madri che di future madri, per arrivare al mobbing o addirittura al licenziamento. La struttura narrativa alterna le testimonianze delle madri agli interventi di professionisti che cercano di aiutare lo spettatore a comprendere le ragioni della situazione descritta. Il trait d’union tra tutte le interviste, le testimonianze, i pareri è la storia della famiglia dell’autrice, Silvia Ferreri, dalla sua bisnonna fino a lei e alle sue sorelle.
Silvia Ferreri
Nasce a Milano nel 1972. A diciotto anni, finito il liceo classico, inizia gli studi di teatro, come attrice, parallelamente agli studi universitari in Lettere. Nel 1992 si trasferisce in Inghilterra, presso la University of Leeds, dove collabora con i gruppi di ricerca teatrale universitari. Al ritorno in Italia frequenta la Scuola di Formazione per attori del Teatro Stabile delle Marche ad Ancona, dove si diploma, e in seguito il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Negli stessi anni si laurea in Lettere Moderne a Milano, con indirizzo in studi etnoantropologici. Dal 1999 lavora come attrice per il cinema, la televisione e il teatro, partecipando a numerose produzioni italiane e straniere. Contemporaneamente scrive storie per il cinema. UNO VIRGOLA DUE, da lei scritto e diretto, nasce come una ricerca antropologica e diventa, dopo due anni, il suo primo film da regista.
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MAR. 19 CLUB AMICI DEL CINEMA, VIA C. ROLANDO, ORE 21
IL CORPO DELLE DONNE
Regia Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù // durata 23’
www.ilcorpodelledonne.com
Un pomeriggio d'inverno Lorella e Marco iniziano a discutere sulle donne, di come sia possibile che le donne vengano considerate così poco nella società. Marco vede nelle immagini televisive una fortissima influenza, Lorella si ribella a questa banalità. Sostiene che la TV esiste da 50 anni e che ormai il pubblico è adulto e responsabile.
Si lanciano una sfida per scoprire se la televisione effettivamente abbia una sua responsabilità. Se la televisione è un mezzo di comunicazione di massa, quale immaginario proietta? Quale modello propone? Quale sapere ci presenta?
Così parte l'indagine, un viaggio attraverso le immagini televisive che ogni giorno vediamo nel nostro televisore.
Le citazioni presenti nel documentario sono di Umberto Galimberti, Loredana Lipperini, Edward Whitmont, James Hillman e Emmanuel Lévinas. I video presenti nel film sono tratti da "Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, "Medea” di Pier Paolo Pasolini e "Kontakthof” di Pina Bausch.
“Siamo partiti da un'urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell'identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un'adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l'idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l'utilizzo manipolatorio del corpo delle donne, per raccontare quanto sta avvenendo, non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”.
L'obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione”. [Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù]
Lorella Zanardo
Scrive da anni di donne, occupandosi in particolare di tematiche femminili, dal femminismo ad oggi. Fa parte del comitato di WIN, organizzazione internazionale con sede ad Oslo che promuove lo scambio proficuo di esperienze lavorative tra donne. Lavora come consulente organizzativa. È stata attrice e ha scritto e diretto un documentario sull’embargo in Iraq dopo la prima guerra del Golfo.
Marco Malfi Chindemi
Laureato con una tesi che tratta il modello distopico di George Orwell, dal 1994 inizia a lavorare nel mondo della produzione pubblicitaria, cinematografica e televisiva ricoprendo diversi ruoli, dall’aiuto regia ad executive producer. Al suo attivo ha molte delle più importanti campagne pubblicitarie nazionali. Dal 2003 tiene un laboratorio annuale per l’Università Cattolica sull’analisi del ciclo della produzione cinematografica.
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a seguire
VENUS BOYZ
Un film di Gabriel Baur // durata 104’
New York. Un’odissea notturna nell’universo transgender delle Drag King, donne che diventano uomini, in alcuni casi per una notte sola, in altri per tutta la vita. Cosa le spinge a farlo? Cosa sognano?
Il viaggio inizia a New York, nel leggendario Club Casanova, locale conosciuto per i suoi Drag King. Incontriamo un americano, di origini haitiane, che lavora in un ufficio di giorno e di sera si trasforma in Dréd, voce seducente, che nelle sue canzoni sogna di incontrare il grande amore della vita. Conosciamo il più famoso Drag King della Germania, Bridge Markland, costantemente alla ricerca della provocazione e di ciò che è estremo, ma ponderato sulla sua identità bisessuale. Ritroviamo poi le tracce di Diane Torr, che vive con la figlia sedicenne a New York ed è conosciuta come una degli iniziatori del movimento Drag King, oltre che protagonista di spettacoli e workshop da più di vent’anni.
Attraverso Torr, trasformato in uno dei suoi alter ego maschili, conosciamo i segreti del corpo maschile e della strategia del potere. Con Del LaGrace Volcano, che vive a Londra, siamo penetrati nel mondo della trasformazione a livello fisico. Attraverso la sperimentazione sul corpo, si diventa uomini nuovi, Cyborgs come amano definirsi loro stessi. Un confronto, quello del trovarsi tra il maschile e il femminile che rimette in discussione il significato dell’essere uomo o donna. Il film racconta del mondo transgender, mostrandolo all’interno del Club newyorchese "Slipper Room”, in cui Kings e Queens si ritrovano, auspicando un tempo senza pregiudizi sessuali.
Gabriel Baur
Dopo gli studi in Antropologia Culturale all’Università di Zurigo, Gabriel Baur frequenta il Dipartimento di Cinema dell’Università di New York nel 1983-84 e realizza i suoi primi cortometraggi. Dividendosi tra New York e l’America Centrale, lavora come assistente alla regia cinematografica e alla produzione teatrale, dando vita a un documentario sulla lotta delle donne nel Nicaragua rivoluzionario. Nel 1988 ritorna in Europa per dedicarsi alla cinematografia sperimentale e alla scrittura drammaturgica, realizzando tra altri "Lulutopia", una storia sulle fantasie di uomini e donne. Studia regia e drammaturgia con Wojciech Marczewski (PL), Krzysztof Kieslowski (PL) e Frank Daniels (USA). Nel 1994 produce "Die Bettkönigin"/"Queen of Bed" e nel 1996 inizia la ricerca per il documentario "Venus Boyz".
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