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Di SAMUEL BECKETT
Traduzione di Carlo Fruttero
Regia di LAURA SICIGNANO
Con MAURIZIO SGUOTTI, RICCARDO CROCI, MASSIMO CAGNINA, CECILIA VECCHIO
Scene di EMANUELE CONTE
Costumi di FRANCESCA MARSELLA
Luci e Fonica ENZO MONTEVERDE
// NON C’E’ NIENTE DI PIU’
COMICO DELL’INFELICITA //
In FINALE DI PARTITA, forse il capolavoro
di Samuel Beckett, il mondo è finito, ma due uomini sono sopravvissuti.
Non saranno i progenitori di una nuova razza. Non tenteranno di
cercare altri loro simili per rifondare una società. Non vorranno
ricostruire il mondo.
Hamm e Clov, rinchiusi nel loro piccolo mondo a parte, riproducono
tutti i rapporti e i conflitti tra gli uomini: odio/amore; potere/schiavitù;
dipendenza/libertà
Le idiosincrasie di due vecchissimi, cinici uomini alle soglie dell'estinzione
della razza umana, vissuta come una liberazione da un fastidioso
peso.
Nell'allestimento di TEATRO CARGO Hamm e Clov si trovano nella confortevole
camera di una clinica di lusso per anziani, candida e rarefatta
tra musiche struggenti e guanti di lattice.
L'uno degente ricchissimo, l'altro infermiere/servo/aguzzino,
osservano dalla finestra gli ultimi bagliori di un mondo in cenere.
Festeggiano con leggero disinteresse la fine del mondo.
Saggi perchè tutto hanno visto e vissuto, dall'alto di una civiltà,
quella umana, che sta per disfarsi; infantili, sciocchi e capricciosi
perchè comunque sono soltanto uomini.
Continuano con impeccabile e crudelissimo umorismo a litigare, ricattarsi,
odiarsi, ferirsi, amarsi, combattersi, come sempre è stato nel mondo
e sempre sarà finchè ci saranno ancora due uomini sulla terra.
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