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Testo e Regia Laura Sicignano
Movimento degli attori Piera Pavanello
Scene Emanuele Conte
Costumi Laura Benzi
Musiche originali Simone Maggi e Enzo Monteverde
suonate da Lorenzo Capello - Massimiliano
Caretta - Simone Maggi - Enzo
Monteverde
Luci Sandro Sussi
Video Luca Franco
Voce e bocca Lisa Galantini
Collaborazione al testo Antonella Cilento
Realizzazione e assistente scene Iole Cilento
Foto Alberto Terrile
Personaggi e Interpreti (in ordine di apparizione)
Professor Frankenstein, capocomico - Riccardo Croci
la Creatura, guitto fantasista - Maurizio Sguotti
Igor, attor giovine cantante - Marco Pasquinucci
Tecnico albano-magrebino - Massimiliano Caretta
Il mondo è finito e non sappiamo neppure
perché.
Forse si è solo esaurito, collapsed: il mondo ha bevuto,
bevuto, si è divertito e poi: coma etilico, si dibatte per
qualche secondo e alla fine: crepato. Il corpone del mondo è
collapsed.
Non ci si aspetti di assistere all'arcinota storia
di Frankenstein: come il mostro è composto da pezzi di corpi
estranei, così il romanzo di Mary Shelley appare nello spettacolo
solo a schegge, è un mero pretesto. Lo spettacolo parla di
un mondo che sta per esplodere, dove tutto si scompone e si ricompone
in un disegno pazzesco, in un corpo organico e meccanico come le
statue che lo popolano. Lo stesso linguaggio è un mostro
composto da parole gergali, straniere, latine, inventateŠ
Il clima è da baraccone del terzo mondo (siamo quindi forse
in Italia): in un lugubre teatrino di periferia, il Frankenstein
Baraus Gran Varietà si appresta a festeggiare l'ultima notte
dell'era che sta finendo e l'avvento della nuova era. Protagonista
del grande show del futuro sarà l'uomo nuovo.
I numeri di tre guitti del Varietà accompagneranno il pubblico
in un crescendo di humor nerissimo, mostrando la creazione dell'uomo
nuovo, educato a diventare il perfetto mostro di domani. Le tappe
della sua educazione sono scandite come numeri di un surreale varietà,
tra pause sindacali, canzoni e balletti fuori tempo, squallori quotidiani,
dove ogni drammaturgia e decenza sono esplose.
Nello sgangherato spettacolino di fine era si inserisce un tecnico
"albanomagrebino", summa di luoghi comuni e tragedie dell'extracomunitario
di oggi. Anche lui tenta di esibirsi in un patetico numero di avanspettacolo.
Ma i suoi ridicoli boicottaggi ottengono solo di impedire ai tre
guitti di portare a compimento la loro missione: creare, forse solo
per una sera, forse solo per gioco, l'uomo nuovo che aspettiamo.
Lo show giunge sbrindellato all'approssimarsi della mezzanotte,
l'apoteosi del festeggiamento, dove si invita a godere "perché
si è solo scherzato, per farvi divertire, per non farvi pensare,
in fondo tutto è un grande carnevale e domani sarà
quel che sarà". Ma l'ultima notte dell'era vecchia e
l'allegria della mezzanotte esploderanno in un evento a cui i protagonisti
non erano preparatiŠ Su una zattera alla deriva, ormai rimasti
in mutande, gli uomini vecchi affronteranno il Grande Regista per
approdare infine ad un grottesco Paradiso.
BARAUS non vuol dire assolutamente NIENTE.
Lo spettacolo nella stagione 2001/2002 è
stato ospite al Teatro Garage di Genova e al Teatro Furio Camillo
di Roma. |