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“In comunità all’inizio stai fermo e zitto perché è come prigione. Dove vai? Non sai la lingua. Non conosci la città. Non hai amici. Allora stai dentro. Io volevo stare sempre nel letto. Se ci penso era uguale a quando eravamo in Iran. In Iran sono stato 3 mesi in una casa da cui non potevo uscire mai. Era a Sheras, non mi ricordo bene tutte le città, perché noi viaggiavamo così: 10 giorni in un posto, 10 giorni in un altro, per non farci trovare. A Sheras 3 mesi senza uscire di casa. Ero l’unico ragazzo piccolo. In questa casa c’erano 10 persone di tanti paesi: pakistani, afghani, tutti che scappavano. Passavamo le giornate a giocare a carte, parlare, pregare. Poi un giorno si doveva andare via da quella casa. Cambiavano sempre le macchine così la polizia non le poteva riconoscere. Mi sembrava di essere in carcere. Sempre chiuso nelle case. Oppure nelle macchine.”.

Lo spettacolo rappresenta la terza tappa della trilogia degli stranieri. Abbiamo iniziato nel 2011 a lavorare con un gruppo di ragazzi, appena arrivati da soli da Paesi lontani, nello spazio e nella mentalità: Afghanistan, Nigeria, Pakistan, Senegal. Erano sbarcati in Italia dopo viaggi difficili. Ragazzi diffidenti e molto arrabbiati con la vita, abituati ad essere imbrogliati, abbandonati, feriti. I ragazzi erano ospitati a Genova in 2 comunità d’accoglienza per minori non accompagnati e richiedenti asilo. Questi ragazzi nel teatro hanno avuto un incontro importante e il teatro ha avuto un incontro importante grazie a loro.

 

Questa è la storia vera della vita di un ragazzo, Ramat Safi, scappato da solo dall’Afghanistan. Il testo è stato scritto a 4 mani da lui stesso con Laura Sicignano. Ramat è fuggito improvvisamente dal suo Paese perché una notte degli uomini armati sono entrati in casa sua, hanno ucciso suo padre, ferito lui e la madre. Ramat è stato costretto a salire su un camion e partire senza conoscere la destinazione. Ha attraversato da solo Pakistan, Iran, Turchia e Grecia. E’ sbarcato miracolosamente in Italia minorenne dopo un viaggio a piedi durato più di un anno. In Italia è stato accolto in una comunità per minorenni rifugiati, dove ha incontrato tanti altri ragazzi arrivati da tutto il mondo dopo viaggi simili al suo. Qui ha imparato a leggere e scrivere. Ora Ramat è maggiorenne e deve trovare un lavoro e una casa. Ci riuscirà? Resterà in Italia? O continuerà a fuggire? Che ne sarà di lui?. “Solo Dio lo sa” risponde Ramat.

“Dedicato a Valentina e Shahzeb”

2014

Di Ramat Safi e Laura Sicignano
Regia di Laura Sicignano
Con Ramat Safi
Musiche originali, video e assistenza tecnica Luca Serra
Luci di Tiziano Scali
Scene di Laura Benzi
Costumi di Maria Grazia BIisio
Collaborazione alla regia Sara Cianfriglia
Premio Le Acque dell’Etica | Premio Per voce sola

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