2002

Di Laura Sicignano e Antonella Cilento
Regia di Laura Sicignano
Con Massimiliano Caretta, Riccardo Croci, Marco Pasquinucci, Maurizio Sguotti
Scene di Emanuele Conte

Il mondo è finito e non sappiamo neppure perché. Forse si è solo esaurito, collapsed: il mondo ha bevuto, bevuto, si è divertito e poi: coma etilico, si dibatte per qualche secondo e alla fine: crepato. Il corpone del mondo è collapsed.

Non ci si aspetti di assistere all’arcinota storia di Frankenstein: come il mostro è composto da pezzi di corpi estranei, così il romanzo di Mary Shelley appare nello spettacolo solo a schegge, è un mero pretesto. Lo spettacolo parla di un mondo che sta per esplodere, dove tutto si scompone e si ricompone in un disegno pazzesco, in un corpo organico e meccanico come le statue che lo popolano. Lo stesso linguaggio è un mostro composto da parole gergali, straniere, latine, inventate. Il clima è da baraccone del terzo mondo (siamo quindi forse in Italia): in un lugubre teatrino di periferia, il Frankenstein Baraus Gran Varietà si appresta a festeggiare l’ultima notte dell’era che sta finendo e l’avvento della nuova era. Protagonista del grande show del futuro sarà l’uomo nuovo. I numeri di tre guitti del Varietà accompagneranno il pubblico in un crescendo di humor nerissimo, mostrando la creazione dell’uomo nuovo, educato a diventare il perfetto mostro di domani. Le tappe della sua educazione sono scandite come numeri di un surreale varietà, tra pause sindacali, canzoni e balletti fuori tempo, squallori quotidiani, dove ogni drammaturgia e decenza sono esplose. Nello sgangherato spettacolino di fine era si inserisce un tecnico “albanomagrebino”, summa di luoghi comuni e tragedie dell’extracomunitario di oggi. Anche lui tenta di esibirsi in un patetico numero di avanspettacolo. Ma i suoi ridicoli boicottaggi ottengono solo di impedire ai tre guitti di portare a compimento la loro missione: creare, forse solo per una sera, forse solo per gioco, l’uomo nuovo che aspettiamo. Lo show giunge sbrindellato all’approssimarsi della mezzanotte, l’apoteosi del festeggiamento, dove si invita a godere “perché si è solo scherzato, per farvi divertire, per non farvi pensare, in fondo tutto è un grande carnevale e domani sarà quel che sarà”. Ma l’ultima notte dell’era vecchia e l’allegria della mezzanotte esploderanno in un evento a cui i protagonisti non erano preparatiŠ Su una zattera alla deriva, ormai rimasti in mutande, gli uomini vecchi affronteranno il Grande Regista per approdare infine ad un grottesco Paradiso. BARAUS non vuol dire assolutamente NIENTE.