2003

Da Carlo Goldoni
Adattamento e regia di Laura Sicignano
Con Massimiliano Caretta, Riccardo Croci, Ilaria Pardini, Marco Pasquinucci, Maurizio Sguotti, Cecilia Vecchio
Scene e costumi di Emanuela Pischedda
Musiche originali di Enzo Monteverde

“Gioco da uomo, conosco il mio quarto d’ora ed è impossibile che a lungo andare io non vinca.” 

IL GIOCATORE di Carlo Goldoni é un testo fino ad oggi rappresentato raramente, forse perchè molto poco “goldoniano”, nel senso tradizionale. TEATRO CARGO sceglie questo testo dalle forti tinte claustrofobiche e oniriche per indagare nell’inquietante ossesione del gioco. Il rapporto alchemico e misterioso tra regola e caso, il capovolgimento di Notte e Giorno, il trucco delle carte si riverberano sui personaggi che circondano il giocatore, come un balletto ipnotico e beffardo. In un fumoso casino di gioco, il giocatore vive in un perenne strano sogno, dove l’unica realtà sono per lui le carte e i misteriosi meccanismi matematici che presiedono al gioco. Le persone, come le carte da gioco mostrano due facce, una delle quali incomprensibile, l’altra misteriosa. Il gioco distrugge come una droga ogni rapporto umano. Il valore del denaro si annulla in una anarchica frenesia, cosi’ come il valore delle persone, dei sentimenti, di tutto il castello che costituisce la civiltà. Via, via! Tutto si puo’ mettere come posta, anche il corpo e l’anima: niente è più importante del godimento folle della scommessa; niente è più importante della vertigine di onnipotenza di vincere qualsiasi partita. Niente è cosi’ esaltante come il brivido del rischio di perdere tutto, anche se stessi.

Dicono di noi

LA REPUBBLICA ed. Milano // Un grande tavolo bianco inclinato, dove le carte da gioco sono gli unici punti fermi mentre i personaggi lottano come in un ring, scivolano in balia del destino, compaiono e scompaiono attraverso simboliche botole. La scena essenziale bene esprime l’estrema stilizzazione che guida la messa in scena. ….uno spettacolo pulito e coerente, forte di un’idea registica ben definita. … mettendo a nudo esclusivamente il nucleo tematico centrale, dal senso intimamente moderno. // 4 NOVEMBRE 2004

IL CORRIERE DELLA SERA // Un ritratto impietoso che oltre a stigmatizzare un vizio mette a nudo la psicologia di chi ha il gioco come ragione di vita, di chi vive quotidianamente questa febbricitante possessione. Fedele nello spirito, pur rimaneggiandone la lingua e modificandone il finale, la regista porta in scena IL GIOCATORE, sottolineando il tema dell’ossessione, immergendo lo spettacolo in un clima onirico dai tocchi surreali dove il quotidiano del giocatore è una realtà stravolta che ruota intorno ad un enorme tavolo da gioco su cui perdere denato, affetti, dignità. // 6 NOVEMBRE 2004

IL GIORNO // Fa piacere salutare un exploit di una giovane regista con un Goldoni sconosciuto e anomalo. L’approccio a questo Goldoni nient’affatto comico, anzi noir mette da parte finalmente ogni manierismo. Le maschere si trasformano in archetipi fantasmagorici di una società del rischio, la passione del biscazziere Florindo in un grottesco alla Fassbinder, l’Arlecchino suo servo in uno scansafatiche subdolo, il Pantalone padre della promessa sposa in un’arcigna statua del Commendatore e in un’oca giuliva. Il tutto inquadrato nella bella scena di Emanuele Pischedda. Una riflessione applaudita sulla vanitas del denaro // 7 NOVEMBRE 2004

AVVENIRE // L’allestimento della regista e autrice dell’adattamento preme l’acceleratore sul tema claustrofobico, che si traduce in toni surrealisti sia nella scenografia sia nella rappresentazione dei personaggi, che insistono sui labili confini tra realtà e sogno, o incubo, perdendo il loro carattere e assumendo la fisionomia bifronte delle carte da gioco… Ne esce uno spettacolo intelligente e divertente, pieno di ritmo… grande vitalità. La scrittura della Sicignano è sempre sicura, così come risulta ottimo il lavoro degli attori. Su tutti Maurizio Sguotti che strappa risate e applausi a scena aperta nel ruolo della vecchia Gandolfa // 3 NOVEMBRE 2004

IL CITTADINO // L’ossessione del gioco, i meccanismi della casualità e della fortuna: tutto è immerso in una sorta di incubo ne IL GIOCATORE , commedia atipica che dona del Settecento un’immagine inquietante quanto ossessiva… la regia è attenta e precisa, niente di più lontano dagli stereotipi goldoniani. Già dalla prima scena Florindo appare “inchiodato” a un grande tavolo da gioco posto obliquamente… molto bravi anche gli interpreti… alla fine il risultato è uno spettacolo denso, duro, lontanissimo dalle leziosità settecentesche // 2 NOVEMBRE 2004