2009

Di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci
Regia Laura Sicignano
Con Fiammetta Bellone, Arianna Comes, Beatrice Schiros, Irene Serini, Raffaella Tagliabue,
Voce dell’istruttore Roberto Serpi
Coreografia di Nicoletta Bernardini
Scene di Laura Benzi
Costumi di Francesca Marsella
Luci e musiche di Enzo Monteverde

VOGLIO IL SORRISO DELLA BARBIE E SARO’ FELICE!

La palestra, quella cattiva, con l’istruttore che urla nel microfono, quella con la musica tunz tunz che ti assorda e tu che ti guardi allo specchio salire e scendere da uno scalino, violenta come un marine lanciato all’attacco del nemico. Quale nemico? La solitudine, la frustrazione, la bulimia mentale, il consumo di beni e di sè. Perchè vai in palestra? Per non pensare. Per scaricarmi. Per potenziarmi. Benessere, euforia! La contemporaneità possiede una dimensione grottesca, più che tragica. Cinque donne in palestra: una poliziotta che cerca il pugno in grado di abbattere un uomo. Una divorziata che vuole rifarsi la vita e anche la faccia. Una madre divorata dai figli. Un’eterna adolescente impasticcata. Un’inadeguata a sè e al mondo. Le tragedie di queste cinque donne occidentali e benestanti sono comiche. Emancipate? Evolute? Padrone di sè e del proprio corpo? Hanno introiettato un aguzzino nella testa e non riescono più a liberarsene. Non sanno crescere. Masochiste? Votate al sacrificio, chissà perchè? amano il loro invisibile istruttore che le massacra di esercizi e regole. Sudano per espiare. Vanno in palestra per allenare il corpo in un movimento ripetitivo che non porta all’estasi, ma all’alienazione. La liberazione delle donne è processo che deve ancora avvenire nelle nostre teste e nei nostri corpi.

 

Debutto al Teatro Cargo, 8 maggio 2009, nell’ambito di MUTAZIONI, Festival del corpo femminile. Teatro, eventi, mostre e tavole rotonde sul tema delle mutazioni del corpo femminile nel Nuovo Millennio.

Spettacolo segnalato al premio Ubu 2009

Dicono di noi

“Sudore” Sfoghi ed espiazioni alla cyclette di donne in crisi esistenziale // Cinque donne rivaleggiano in palestra, sferzate dalla voce impersonale di un invisibile istruttore, e riversano le proprie frustrazioni e infelicita’ su un corpo teoricamente oggetto di culto ma, in realta’, masochisticamente bistrattato. Ha debuttato venerdi’ sera al Teatro Cargo di Voltri, tra l’apprezzamento del pubblico, la prima nazionale di “Sudore”, di Alessandra Vannucci e Laura Sicignano, anche regista; lo spettacolo, produzione del Teatro Cargo, sara’ replicato al teatro della Tosse da martedi’ a sabato prossimi, nell’ambito della rassegna “Mutazioni: festival del corpo femminile”, con numerosi appuntamenti disseminati in citta’ fino al 24 maggio. Amanda e’ una quarantenne che riversa i cospicui alimenti versati dall’ex marito in interventi di chirurgia estetica (Beatrice Schiros); Eva una madre appesantita dai parti e che ha annullato la propria identita’ per i figli (Raffaella Tagliabue). Agnese e’ un’adolescente schiacciata dal confronto con la prestanza fisica del fratello morto in un incidente (Irene Serini), mentre Bibi, poliziotta, (Fiammetta Bellone) ha una conflittuale relazione con un uomo sposato. La giovane Alice (Arianna Comes), e’ dipendente da psicofarmaci e beveroni energetici. Cinque donne con storie personali diverse ma un punto di approdo comune (anche se non condiviso, ma vissuto in artistico isolamento e feroce antagonismo): il fitness, la palestra come luogo in cui liberarsi di tossine, pensieri e insoddisfazioni – e’ una battuta ricorrente – accanendosi sul proprio corpo. Un corpo non accettato, da emendare con il silicone o scolpire di muscoli di potenza mascolina, da “svuotare di viscere” chimicamente contaminate per farlo librare come un “aeroplano acrobatico” prima di schiantarsi al suolo. La frenesia atletica in cui si cimentano le brave attrici in scena e’ interrotta da impennate di intensita’ drammatica: la vera “forma fisica” a cui aspira Eva e’ il recupero dei figli nel grande “cesto tiepido” del proprio grembo. Aleggiano miti femminili antichi e moderni, feticci irreali e irraggiungibili, da Pentesilea regina delle Amazzoni a Barbie. Ma l’angoscia non esclude la risata: Agnese e’ irreparabilmente scoordinata, Eva, madre asfissiante, infila nello zaino del figlio un toblerone da 1 kg per merenda: donne vessate e che vessano, quindi, come Bibi che allena il suo pugno per abbattere un uomo. La regia ambienta l’odierna ossessione per la cura del corpo in un’atmosfera buia e soffocata, squarciata da musica martellante e sincopate pulsazioni; specchi assediano le protagoniste e le costringono a confrontarsi con un’apparenza in cui non si riconoscono. // IRENE LICONTE Corriere Mercantile, Domenica 10 Maggio 2009

 

FESTIVAL MUTAZIONI “Sudore”, cinque vite da espiare nel piccolo inferno della palestra // Bicipiti e Roipnol, torsioni ed Enervit, due calci e un pugno, duecento calorie da bruciare ed un istruttore invisibile che ti ordina di sentirti libera. E’ raro che le donne siano cosi’ magnificamente spietate con se’ stesse come accade in Sudore di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci, una produzione del Cargo che ha debuttato venerdi’ sera in prima nazionale al Teatro del Ponente di Voltri e che verra’ replicato alla Tosse da martedi’ a sabato, alle 21. Nello spettacolo, che inaugura il Festival “Mutazioni”, a ritmo adrenalinico, con l’ossessiva ripetitivita’ di un bolero senza estasi, cinque palestrate cercano di sfogare le frustrazioni di una vita nella cattiveria gestuale ed in una competitivita’ completamente autoriflessa. In una palestra che sembra la versione femminile e piccolo borghese dei tormentoni allenatori di Full Metal Jacket, ciascuna e’ sola come Alice davanti ad uno specchio che non porta a nessun paese delle meraviglie. C’e’ la madre calpestata dai figli, la single che le sbatte in faccia la propria solitudine come una conquista, la poliziotta che sogna un pugno tanto forte da abbattere la propria dipendenza dall’amante, l’eterna ragazza oppressa dai sensi di colpa: per tutte “espiare”, attraverso la fatica, il lavoro tra gli attrezzi e’ la parola d’ordine. Per nessuna c’e’ assoluzione perche’ il teatro non puo’ essere consolatorio ma deve assumersi il ruolo scomodo, di coscienza critica. Perche’ ha il dovere di essere alternativo rispetto a quegli spot pubblicitari che in tivu’ cavalcano questa nuova illusione di potenza femminile con l’immagine di mamme pugili vincenti, naturalmente pronte a sfoggiare la loro grinta acquistando senza piu’ freni. Frutto di una conoscenza e di un’osservazione molto precisa ma anche grottesca e surreale nei costumi e nelle movenze, Sudore conta su una squadra di attrici che e’ l’amalgama di due grandi scuole: Beatrice Schiros, Arianna Comes, Fiammetta Bellone, Raffaella Tagliabue sono formate allo Stabile di Genova, Irene Serini al Piccolo di Milano, palestre che in scena non tradiscono. // SILVANA ZANOVELLO Il Secolo XIX, Domenica 10 Maggio