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Testo e Regia Laura Sicignano
Scene e Costumi Andrea Taddei
Musiche Originali Andrea Ceccon

personaggi e interpreti
Madame Prémière - Riccardo Croci
Madame Seconde - Maurizio Sguotti
Madame Troisième - Massimiliano Caretta
Madame Dérnière - Marco Pasquinucci

"Dove sono andati a finire tutti quanti?"
" A far di meglio che accudire quattro vecchi stracci.
Son tutti nelle strade, son tutti nelle piazze a far baldoria.
E ci ha lasciate qui a rimpianger di esser nate."

Per distinguerle le avevano numerate: Madame Prémière, Madame Seconde, Madame Troisième, Madame Dérniére. Le Zie, figlie femmine di Luigi XV partorite alla ricerca dellčerede maschio, vengono presto dimenticate nel buio della storia. La loro tragicommedia rivive in una notte, in una prigione giacobina, parlando, parlando per esorcizzare la paura e ripercorrere ancora una volta la vita avventurosa di Madame Du Barry, la loro nemica, simbolo della vita che le Zie non hanno mai vissuto. Si odiano profondamente, le sorelle, ma sono le quattro fette di una stessa mela, ferme ad ammuffire nella noia. E mentre le Zie stanno a guardare, la Du Barry, ultima splendida amante del Re loro padre, si porta allegramente di letto in letto, per raggiungere lčambita alcova reale.
Settecento, secolo di artifici e secolo di razionalità dietro alla quale si nascondono mostri, secolo di trucchi, leziosità e cerimoniali che celano atroci giochi di potere: da questo artificio non poteva che nascere uno spettacolo en travesti (ricordando Le Serve di Genet, Copi, un discorso sulla femminilità mancata come aspirazione a volere essere ciò che non si è). Quattro uomini che recitano il ruolo di quattro donne, che a loro volta recitano un teatrino di finzioni, che si riflette su se stesso in un gioco di specchi dove alla fine tutti restano abbagliati. Non è feroce la sottile crudeltà di queste continue mascherate? Una ferocia che non si manifesta con secchiate di sangue in faccia al pubblico, ma con punture avvelenate dčago da cucito, dissimulate nel gusto documentario e nostalgico di un'epoca che si sgretola: le feste a corte, i banchetti, un gusto decadente e kitch.
Si disegna una lingua piena di rime e versi, parole buffe, arcaiche, inventate, e tante allusioni erotiche. La rigida struttura linguistica è come uno stretto costume settecentesco: la scena segue perfettamente questo principio, imponente e rigida come un mausoleo, scena e costume al tempo stesso, teatrini e altarini di un tempo che crolla, ma ricchissimi di fregi e stucchi acidamente verdi, rococò, ma straniati, allucinatori.
De Sade, Molière, Laclos, saggi dellčepoca, Cartesio, Hobbes, filosofi dei Lumi, cronache scandalose, l'Apocalisse, biografie: tutto si impasta nell'acida storia di quattro zitelle. L'ultima prigione delle Zie si trasforma allora in un bizzarro teatrino da camera che rappresentano a loro stesse, progettando terribili vendette che non attueranno mai, chiamando una serva che non arriverà mai, sognando un futuro che non le comprenderà mai, sedute sui loro troni, bardate da colossali parrucche. Ma sopra il frivolo chiacchiericcio, sopra le petulanti scenette, sopra le canzonette piccanti e i pettegolezzi al vetriolo, incombe lčombra nera della ghigliottina e di una Storia che cancellerà ogni cosa.

Lo spettacolo è stato prodotto nel 1999, grazie al contributo di Regione, quattro Province Liguri, e Comune di Genova. Il testo è stato selezionato dalla Mostra Mercato della Nuova Drammaturgia Italiana, organizzata dal C.N.D.C., e presentato al Teatro Franco Parenti di Milano. Lo spettacolo è stato ospitato, tra l'altro, al Teatro della Tosse di Genova, al Teatro Garibaldi di Laboratorio Teatro Settimo, allčinterno della Rassegna ETI 'MAGGIO CERCANDO I TEATRI', al Teatro Libero di Palermo, al Teatro dell'Acquario di Cosenza, al Teatro di Moncalieri (TO), al Florian Espace di Pescara, al Theatre de la Ville di Aosta, al Teatro delle Saline di Cagliari.

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